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APPASSIONATI DI CANI? IL VOLTO DIETRO LA MASCHERA

SIRACUSA. 24 Maggio 2010

Si sa. Nei vari social network, che ormai tempestano la nostra società e stanno divenendo un tutt'uno con essa, v'è l'abitudine di formare dei gruppi di fans e ammiratori. Chi di un cantante, chi di un gruppo o di un'associazione. Chi degli animali o di una certa categoria di essi.

Il problema sorge quando questi spazi e gruppi virtuali vengono usati come maschera per qualcosa di non comunemente lecito ed ammissibile.

Si parla, in questo caso, di uno spazio dedicato agli amanti dei cani su un famoso social network di origine americana. O perlomeno, questo appariva il comun denominatore che riuniva questi “appassionati”.

Infatti, dietro quell'innocuo gruppo di amanti dei canidi, si nascondeva un insieme di individui il cui scopo era tutto tranne che innocuo: scambio di foto e video di natura pedopornografica.

Contro questo sconcertante traffico di materiale si è scagliato un sacerdote, don Fortunato Di Noto. Non solo uomo di chiesa, ma anche membro fondatore dell'Associazione Meter Onlus (www.associazionemeter.org), il quale ha agito, e continua ad agire, in difesa dei bambini tramite varie segnalazioni riguardanti questo social network alla Polizia Postale italiana. Insieme al Comitato di Sicurezza Americana, si è riusciti a chiudere in un anno 100 comunità e, all'incirca, 20.000 profili ed utenti su 584.000. “Ma questo non ha fermato i pedofili che, ripeto, continuano a servirsi di questo social network e a diffondere centinaia di migliaia di foto e video” dice il sacerdote.

“Nonostante le denunce e quant'altro, nonostante i contatti anche con polizie estere, non siamo riusciti a ottenere più della semplice chiusura con oscuramento dei profili. Ma questo non basta più: bisogna fare un passo avanti e questo passo avanti e' uno e uno solo: individuare le vittime e i pedofili e gli stupratori, che ormai si mostrano a viso aperto perchè evidentemente si sono convinti del fatto che ormai nessuno le perseguiterà”.

Parole gravi per esprimere un fenomeno che si diffonde con proporzioni e quantità preoccupanti. Un fenomeno tutt'altro che “virtuale”.

Ed è proprio sul concetto della “virtualità” che si deve ragionare.

Come detto sopra da don Di Noto, gli stupratori e i pedofili si sentono al sicuro, perchè si sentono nascosti dietro quella maschera composta dal sistema nickname-password, alla base del loro profilo nel social network. In questo modo, con quel loro soprannome scelto, si sentono irriconoscibili. Liberi di agire a “viso aperto”, seppur quel viso sia differente dal reale.

Questo modo di pensare è più che sbagliato.

Il mondo della rete è reale, per quanto per riferirsi ad esso il termine “realtà virtuale” sia utilizzato con tanta foga. Quello non è un mondo diverso dal nostro in cui viviamo, mangiamo, comunichiamo. È semplicemente un diverso punto di vista con il quale lo si affronta, avente la caratteristica della “lontananza” che sviluppa a sua volta l'illusione della “finzione” e “non realtà” delle proprie azioni.

E per questo, ciò che avviene “in quel mondo” non può restare impunito, così da alimentare il mito della invulnerabilità tramite la maschera informatica fornita dal social network (così come da ogni sito o community che prevede il sistema del profilo con nickname e password).

L'emergenza non è virtuale. È reale.

Ricordiamo anche che, qui si è parlato di “scambio” di materiale pedopornografico. Ma questo materiale è stato anche “prodotto”, in qualche modo.

Bambini. Anche di età più che giovane. Persone che vedono la loro infanzia andata in frantumi perchè sfruttati e resi vittima di un'industria distorta. Un'industria che frutta affari pari a 13 miliardi di euro annui.

13 miliardi...

Possiamo permettere che un tale sistema di affari possa continuare a prender piede..?

 

 

 

 

 

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