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NIENTE È QUEL CHE SEMBRA: QUANDO IL PARENTAL CONTROL PUÒ SALVARE DALL'INCUBO

Milano, 7 marzo 2011


Ancora una volta Facebook finisce per essere uno strumento della pedofilia, sfruttando le lacune che in questo ambiente possiede la parola “identità”.

Dietro a un profilo apparentemente sicuro, come può essere quello costruito sui social network come questo, non si sa mai chi può esserci. Il nome e la foto riportati, dopotutto, possono perfettamente essere falsi e non corrispondere con chi sta realmente dietro lo schermo.

Il caso in questione prende piede a Milano, dove un uomo di 45 anni, per di più un maresciallo dell'Esercito, ha adescato una ragazzina di 12 anni proprio tramite questo strumento. La giovane, figlia di una conoscenza dell'uomo, è stata soggetta a vari complimenti ed avances da parte di questi, ricoperto dalla maschera di un profilo fittizio su Facebook.Dopo varie conversazioni in chat, finalmente l'uomo fa la sua mossa, dandole un appuntamento.

Ma questi non aveva calcolato un particolare importante: lo sguardo costante dei genitori della figlia su ciò che stava accadendo.

Mantenendo sotto controllo il profilo della figlia, e di conseguenza monitorando anche le chat avvenute tra questa e l'adescatore, la coppia ha infatti allertato e denunciato i carabinieri, che hanno intercettato e arrestato il maresciallo in flagranza di reato. Proprio quando la ragazzina saliva le scale di casa sua, per raggiungerlo.In tempo perchè non accadesse ciò che non dovrebbe mai accadere.

Eventi come questi sono esemplari e, se vogliamo usare un termine cinico e freddo, educativi.

Qui divengono importanti alcune considerazioni basilari per la prevenzione di questi stessi episodi. Non solo il concetto dell'identità, parola che diventa estremamente effimera ed incerta quando si parla di un ambiente virtuale come i social network (fra questi Facebook, ma è solo il più famoso di tanti altri del suo genere). Ma anche, e soprattutto in questo caso, l'importanza basilare del “parental control” nel caso dei minori che si adoperano nell'affascinante quanto delicato viaggio su Internet.

Con altissime probabilità, se quei genitori non avessero controllato i movimenti della propria figlia, a quest'ora il danno sarebbe già stato fatto, e la ragazzina avrebbe subito uno shock psico-fisico, nonché sociale, decisamente non indifferente.

E questo atteggiamento di controllo non deve essere qualcosa al di fuori dalla norma o straordinario. Al contrario, dovrebbe essere un'idea insita nell'educazione del minore sull'utilizzo del computer e (andando più nello specifico, ma nello stesso tempo generalizzando) di Internet.

Un'educazione che, dopotutto, prima ancora di essere del minore deve essere dei genitori stessi.

Se l'acqua non raggiunge le radici, i frutti non riusciranno mai a svilupparsi in modo corretto e sicuro.

 

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